La criminalizzazione del saluto romano e della chiamata del presente solleva rilevanti dubbi in ordine all’equilibrio tra funzione repressiva del diritto penale e tutela della libertà di manifestazione del pensiero. Com’è noto, l’evoluzione applicativa della l. Scelba ha visto l’abbandono della presunzione di pericolosità della condotta in favore del criterio della sua lesività in concreto. Tuttavia, tale mutamento di paradigma ha creato notevoli difficoltà applicative con esiti difformi e controversi. In tale contesto si sono inserite le Sezioni Unite con la sentenza n. 16153/2024, oggetto del presente lavoro che ne esamina gli impatti, i seguiti giurisprudenziali riservandosi l’elaborazione di – speranzose – prospettive future.
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The criminalisation of ritualized gestures linked to the Fascist Party raises significant questions as to the balance between the repressive function of criminal law and the protection of freedom of expression. The judicial application of l. Scelba has progressively abandoned the presumption of dangerousness of the conduct in favour of a case-by-case assessment based on its actual harmfulness. However, this shift has produced significant interpretative difficulties, leading to divergent and controversial judicial outcomes. Within this context, the Supreme Court judgement n. 16153/2024 assumes a key role. This article examines the impacts of that decision, its judicial developments and outlines possible future perspectives.
Mattia Arcolin
Dottore magistrale in Giurisprudenza nell’Università di Trento
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*Il contributo è stato sottoposto in forma anonima, con esito favorevole, alla valutazione di due revisori esperti.





