Il presente contributo riprende i contenuti dell’intervento programmato, tenuto durante uno dei seminari del ciclo “Dopo la condanna. Percorsi di esecuzione penale” (Chieti, 5 dicembre 2025): esso analizza criticamente il ruolo riservato all’esecuzione penale nel sistema punitivo contemporaneo, assumendo tale fase quale indicatore privilegiato dello stato di salute dell’ordinamento penale. Muovendo da un breve inquadramento storico e sistemico dell’ordinamento penitenziario, il lavoro evidenzia come la progressiva valorizzazione della funzione rieducativa della pena non abbia trovato un corrispondente sviluppo, durante il segmento cognitivo, nella gestione della custodia cautelare, che continua, invece, ad operare secondo logiche spesso disallineate rispetto ai principi costituzionali. Nel contesto della disamina delle limitazioni de libertate viene esaminato il contributo della giurisprudenza costituzionale – e, in particolare, la sentenza n. 28 del 2022 – quale fondamento della nozione di giudicato flessibile, inteso come fisiologica prosecuzione del controllo di legalità sulla pena nella fase esecutiva. L’analisi si sofferma, poi, sulle distorsioni sistemiche derivanti da un uso estensivo della custodia cautelare, anche alla luce di casi paradigmatici emersi nella prassi giudiziaria. Infine, il lavoro colloca il recente intervento normativo noto come “decreto carceri” nel quadro dei vincoli sovranazionali, evidenziandone i limiti strutturali e la persistente difficoltà dell’ordinamento italiano a superare una logica emergenziale in favore di una progettazione organica dell’esecuzione penale.
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This contribution builds upon the content of a scheduled lecture delivered during the seminar series entitled “After conviction. Pathways of penal enforcement” (Chieti, 5th December 2025): it offers a critical analysis of the role assigned to penal enforcement within the contemporary punitive system, considering this phase as a privileged indicator of the overall condition of the criminal justice system. Starting from a concise historical and systemic overview of the Italian penitentiary framework, the article highlights how the progressive enhancement of the rehabilitative function of punishment has not been matched, within the adjudicative phase of criminal proceedings, by a corresponding evolution in the management of pre-trial detention, which continues to operate according to logics often misaligned with constitutional principles. Within the examination of restrictions on personal liberty, particular attention is devoted to the contribution of constitutional jurisprudence—most notably Constitutional Court judgment no. 28 of 2022—as the foundation of the notion of flexible res judicata, understood as the natural continuation of judicial review over the legality of punishment during the enforcement phase. The analysis then focuses on the systemic distortions arising from an extensive use of custodial pre-trial measures, also considering paradigmatic cases emerging from judicial practice. Finally, the contribution situates the recent legislative intervention known as the “Decreto Carceri” within the framework of supranational constraints, highlighting its structural limits and the persistent difficulty of the Italian legal system in moving beyond an emergency-driven approach in favour of an organic and coherent model of penal enforcement.

Mattia Cervoni
Dottore magistrale in Scienze giuridiche per l’internazionalizzazione e l’innovazione dell’impresa – Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara

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Il contributo è stato sottoposto in forma anonima, con esito favorevole, alla valutazione di due revisori esperti.

Rivista quadrimestrale di scienze penalistiche
ISSN 2974-7503

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