Il contributo si incentra sulle criticità sottese ai profili di rilevanza penale della coltivazione non autorizzata di piante dalle quali estrarre sostanze stupefacenti o psicotrope da destinare al consumo personale. L’A. prova a dipanare la matassa posta da alcune tra tali questioni attraverso riflessioni che seguono una rotta teleologicamente orientata ai princìpi penalistici di matrice costituzionale, analizzando anche la soluzione ermeneutica a più riprese fornita dalla Corte costituzionale e dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. In tale prospettiva, si privilegia una chiave ermeneutica volta a garantire il rispetto dei princìpi di offensività, extrema ratio, precisione, determinatezza e tassatività. Seguendo tali tracciati si cerca di evidenziare, tra l’altro, come tali criticità risultino amplificate dall’assenza di un intervento legislativo, atto a delimitare con sufficiente precisione l’area di rilevanza penale, lasciando così al giudice il compito di individuare, di volta in volta, le attività idonee ad integrare il reato di coltivazione illecita. L’A. mira ad evidenziare che l’assenza di un prius legislativo preciso e determinato abbia sensibilmente inciso — anche nella materia indagata — sul tasso di prevedibilità “in action” della risposta sanzionatoria.
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This paper focuses on the critical issues underlying the criminal liability associated with the unauthorized cultivation of plants from which narcotic or psychotropic substances are extracted for personal use. The Author attempts to untangle the complexities posed by some of these issues through reflections that follow a teleological approach grounded in constitutional criminal law principles, while also analyzing the interpretive solutions repeatedly provided by the Constitutional Court and the Joint Divisions of the Court of Cassation. In this perspective, priority is given to an interpretive approach aimed at ensuring compliance with the principles of offensiveness, extrema ratio, precision, determinacy, and exhaustiveness. Following this line of reasoning, the Author seeks to highlight, among other things, how these critical issues are amplified by the absence of legislative intervention capable of delimiting the scope of criminal liability with sufficient precision, thus leaving it to the judge to identify, on a case-by-case basis, the activities constituting the offense of illicit cultivation. The Author aims to highlight that the absence of a precise and specific legislative framework has significantly affected—including in the matter under investigation—the degree of predictability “in action” of the punitive response.
Norma Scotto di Luzio
Dottoranda di ricerca in “Diritti umani. Teoria, storia e prassi” nell’Università degli Studi di Napoli Federico II
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*Il contributo è stato sottoposto in forma anonima, con esito favorevole, alla valutazione di due revisori esperti.





